Alla Ricerca di Dory. Voto: 8,5

Tra i tanti sequel annunciati dalla Pixar negli ultimi tempi, Alla Ricerca di Dory sembrava davvero il più azzardato. Questo perché Andrew Stanton all’epoca era riuscito a creare un opera meravigliosa, vincitrice di un Oscar e in grado di emozionare milioni e milioni di persone.
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È ormai risaputo che spesso i sequel dei cartoni animati, specialmente di quelli particolarmente riusciti, sono sempre un po’ deludenti. In particolar modo, quando si parla della Pixar e dei suoi sequel, c’è sempre un po’ di timore per via degli altissimi standard a cui questa casa di produzione ci ha abituati. È anche vero che i sequel perdono sempre quel po’ di originalità e per questo non sono quasi mai un bene. Sappiamo benissimo però che la Pixar è in grado di produrre dei seguiti grandiosi, in grado di competere perfettamente con il primo film ( Pensate ad esempio a Toy Story 3). Insomma Alla Ricerca di Dory era una pellicola tanto attesa quanto temuta.

Nel mondo del cinema, ed in particolare quello dell’animazione, sono davvero pochi i sequel degni di nota. Questo a mio avviso è uno di quelli. Il film si riconferma quasi ai livelli di Alla ricerca di Nemo, soltanto un gradino più in giù semplicemente per il fatto che manca quell’ originalità e quella magia che era presente nella pellicola precedente. Ma escludendo questo, il resto è fantastico. Questa non è una pellicola “approssimativa”, composta solo per cavalcare l’onda del successo e il nome a cui è legata. No. Questa pellicola non nasce per il solo e semplice guadagno ma per  creare qualcosa di interessante, in grado di essere all’altezza del suo predecessore. E ci riesce egregiamente. Non è il solito film d’animazione degli ultimi tempi, con una trama banale, niente caratterizzazione dei personaggi  e continue gag stupide. Ovviamente sono presenti anche qui le gag, alcune sono anche molto surreali (come ad esempio nel finale), ma sono comunque impeccabili e gestite con intelligenza, inserite nei momenti giusti e non risultano mai “pesanti”. In poche parole sono ben dosate e non eccessive.

Il film ci fa sicuramente ridere, ma ci anche riflettere e emozionare. Tutti i flashback sul passato della piccola Dory sono meravigliosi e carichi di sentimenti, capaci di far commuovere chiunque. Grazie a queste digressioni ci vengono date moltissime informazioni e tutte le cose che scopriamo ci aiutano a capire chi è veramente Dory.
Il film seppur all’inizio ricalchi Alla Ricerca di Nemo, man mano che procede si differenzia sempre più evitando di cadere nella banalità. Ci vengono presentati nuovi personaggi che si rivelano divertentissimi e sopra le righe. La storia è ben gestita e la trama ha un ritmo costante che non annoia mai. Dory si rivela un protagonista perfetto. Un personaggio straordinario proprio perché si pone al di fuori di qualsiasi schema di pensiero. Dory e la sua amnesia diventano il centro di una storia  sulla disabilità e il modo di vivere con i limiti che impone. Scopriamo che proprio l’handicap, cioè quello che la società considera una limitazione, può risultare un enorme  vantaggio. Ed ecco che il tormentone: “Ora cosa farebbe Dory?”; diventa la soluzione a tutte le situazioni più disperate. Viene affrontato il rapporto tra genitori e figli e quello tra amici, quello che si è disposti a fare per amore dei propri cari. Un viaggio di formazione per tutti i personaggi.
Una cosa che ha dato un po’ fastidio a livello di continuità è stato il fatto che Marlin all’ inizio del film sia ritornato lo stesso personaggio di prima, l’evoluzione del primo film sembra essere perduta.

Grafica come sempre meravigliosa e animazioni visivamente molto migliorate. La Regia è sempre ad altissimi livelli, proprio come ormai ci hanno abituato anche nel mondo dell’animazione e l’ambientazione è parecchio realistica, sia in acqua che all’ esterno. Tutto è curato nei minimi dettagli.

Alla ricerca di Dory sicuramente non è uno dei migliori film della Pixar, magari  è meno emozionante rispetto alle altre pellicole, non ti distrugge emotivamente, come fa ad esempio Toy Story 3 e l’insegnamento che da non è profondo come quello di Inside Out, ma è comunque meraviglioso. Probabilmente è più “infantile” rispetto agli ultimi titoli ma merita comunque di essere visto.

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