Collateral Beauty

Collateral Beauty è un film del 2016 diretto da David Frankel.

Howard (Will Smith) è un pubblicitario di successo che, insieme a Whit (Edward Norton), Claire (Kate Winslet) e Simon (Michael Pena), ha fondato una grossa agenzia operante nel settore. Howard è un leader geniale che guida con il proprio entusiasmo un team di creativi sempre sulla cresta dell’onda. Sa spronarli e tirare fuori il meglio di loro. Tre anni dopo il mondo di Howard si capovolge: la perdita della figlia lo ha stravolto a tal punto che ha perso interesse per tutto, non parla con nessuno, non lavora e non consente ai tre soci di vendere la società che dirigono. Scrive lettere alla Morte, all’ Amore e al Tempo, temi che evidentemente lo tormentano, togliendogli il sonno. Un giorno però Whit ha un’idea: e se rispondessimo a queste lettere ingaggiando degli attori che interpretino i tre destinatari? Brigitte è la Morte (Helen Mirren) mentre Keira Knightley, dà il volto a l’Amore e infine Raffi (Jacob Latimore) incarna il Tempo.

Il tema trattato da questa pellicola è di certo molto delicato. Si parla del dolore, della perdita di una persona cara ed ovviamente della difficoltà nel superare situazioni del genere. La prima mezz’ ora del film desta molta curiosità con una vicenda interessante e abbastanza originale, che ricalca per certi aspetti il Canto di Natale di Charles Dickens. Man mano che il film avanza però rivela difetti sempre più grandi. Collateral Beauty incappa in una serie di banalità di dialoghi e situazioni che depotenziano la sua carica emotiva, scalfiscono anche quei valori autentici che il film vorrebbe mettere in mostra: l’accettazione della perdita, l’importanza di riconoscere nell’ altro, in chi ci è vicino, un aiuto per andare avanti, aprendosi all’ ascolto. La ridondanza e l’esagerazione dei dialoghi contribuiscono a una pesantezza di toni, esasperata dalla scelta di frasi e parole che fanno a gara a diventare aforismi da condividere. Quelle frasi caricate, forzate, che  danno sempre l’impressione che qualcuno voglia insegnarti a vivere o abbia sempre la ricetta per farlo. La sceneggiatura e spesso anche le interpretazione sembrano “finte” come se l’obbiettivo del film fosse soltanto farti piangere con delle trovate ad effetto. Lo sceneggiatore, Allan Loeb, non è riuscito a trasmettere fino in fondo tutte le sfumature emotive che una perdita comporta. Si è come fermato al livello più superficiale del lutto. Infatti non riusciamo mai ad entrare in empatia totale con tutti i personaggi. È uno di quei film che collassano sotto il peso titanico delle proprie ambizioni, con un cast stellare che purtroppo non viene sfruttato a dovere. Neanche Will Smith, nonostante la buona interpretazione, riesce a risollevare il film. A salvare la pellicola sono soltanto determinate scene e l’inaspettato finale.

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Collateral Beauty
  • 6/10
    Voto - 6,5/10
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